PUBBLICAZIONI TELEMATICHE

FACOLTÀ DI LETTERE E FILOSOFIA

Soluzioni informatiche e telematiche per la filologia
Pavia, 30-31 marzo 2000

Dipartimento di Scienza della letteratura

Lino Leonardi

Varianti, apparato, testo

La prospettiva ipertestuale delle Concordanze della lingua poetica italiana delle origini (CLPIO)

Quando, più o meno un anno fa, l’amico Simone Albonico ha fatto i primi sondaggi per l’organizzazione del seminario di oggi, ho pensato di dover cogliere questa occasione per mostrare per la prima volta in pubblico, sia pure in forma ancora provvisoria, il lavoro di allestimento delle CLPIO di Avalle, che dopo vari anni di elaborazione e più d’una traversia, hanno ormai raggiunto la fase finale, non troppo lontana dalla pubblicazione. Non si tratta, metto subito le mani avanti, della versione definitiva; ma la trasferta pavese, il terreno direi favorevolmente neutro, lontano dall’ufficialità dell’Accademia della Crusca, dove il lavoro si è svolto in tutti questi anni (anche se mi ritrovo accanto a cruscanti autorevolissimi, e tra i più attenti al nostro lavoro), ma d’altra parte prossimo a quello che è stato e che potrò ancora chiamare l’ambiente Ricciardi, dove le CLPIO sono nate ormai trent’anni fa, mi sono parse condizioni ideali per una prima illustrazione diciamo ufficiosa del lavoro svolto, e per sollecitare il parere e il contributo di una franca discussione, prima di affrontare le ultime incombenze redazionali.

D’altronde, se non m’illudo, il lavoro svolto attorno alle CLPIO può contribuire alla discussione del tema generale del seminario: certo, dal punto di vista strettamente informatico le CLPIO nascono in età preistorica, essendo state all’epoca (fine anni ’60) uno dei primi progetti di data-base testuale, non solo in Italia: tant’è vero che inizialmente era prevista la stampa delle concordanze in quattro volumi, essendo ancora di là da venire la disponibilità dei CD. Ma quando, nel 1992, è uscito il primo grande tomo con l’edizione dei testi e il rimario (Concordanze della lingua italiana delle Origini (CLPIO), vol. I, a cura di d’Arco Silvio Avalle, Milano-Napoli, Ricciardi, 1992 [Documenti di filologia, 25]), e si è dovuta impostare l’elaborazione delle concordanze vere e proprie, si è rinnovato completamente l’obiettivo in funzione di un prodotto ipertestuale; che è nato quindi con la necessità di rispondere a condizioni predeterminate, ad esempio circa la codifica dei testi, e ha cercato di interpretare questo condizionamento come un’occasione per superare alcune rigidità inevitabili all’epoca dell’impostazione originaria.

Ricordo questi snodi del progetto perché essi dànno conto della natura particolarissima del nostro corpus digitale, tuttora unico – che io sappia – nel suo genere. Avalle optò infatti, nello stabilire il testo, per una scelta assolutamente radicale; non c’è bisogno che mi soffermi sulla decisione di fornire tanti testi quanti sono i manoscritti, purché databili entro il Duecento, e di rispettare rigorosamente non solo la lezione, ad oltranza, ma anche la forma grafica di ciascun testimone, anche in caso di tradizione pluritestimoniale (unico caso recente paragonabile, in ambito romanzo, è il Nouveau recueil complet des fabliaux di W. Noomen e N. Van den Boogaard). Le finalità lessicografiche dell’impresa giustificano il tentativo di portare al massimo livello possibile l’adesione al testo nella sua realtà data: il che non vuol dire certo assenza d’interpretazione, se è vero che ogni trascrizione, come ammoniva Contini, è pur sempre un’ipotesi di lavoro: ma è indubbio che l’edizione interpretativa di ciascun canzoniere offre un patrimonio linguistico e testuale spesso inedito, con incomparabile vantaggio per l’analisi tanto lessicale quanto propriamente ecdotica della tradizione testuale.

Il prezzo da pagare era la rinuncia – peraltro operata a ragion veduta, e immagino senza rimpianti (stando a d’A. S. Avalle, La critica testuale, in GRLMA, vol. I, Généralités, Heidelberg, Winter, 1972, pp. 538-58) – a qualsiasi superiore livello di formalizzazione. Sul piano dell’analisi linguistica, l’assenza anche di minimi accorgimenti di standardizzazione grafica indirizzava decisamente verso la parole, lasciando in prima battuta in disparte le possibilità classificatorie necessarie allo studio dei fatti di langue; sul piano della funzionalità ecdotica, del triangolo ideale col quale Segre ha in seguito formalizzato il principio della convergenza si prendeva in considerazione esclusivamente la base, le singole lezioni più o meno divergenti, rinunciando programmaticamente a valutare i loro rapporti reciproci, e quindi il loro rapporto col vertice, sede ipotetica del testo in quanto ricostruibile (C. Segre, Metodologia dell’edizione dei testi, in Id., Due lezioni di ecdotica, Pisa, Scuola Normale Superiore, 1991, pp. 7-32).

Sul primo versante, quello linguistico, un complesso sistema di segni diacritici era stato in realtà messo in gioco da Avalle al fine di consentire la lemmatizzazione delle forme, che dunque fin dall’inizio si prevedeva: enunciando soltanto i principali problemi affrontati, ricorderò la separazione grafica dei clitici, segnalati con il punto in alto; la tendenza ad individuare anche graficamente le unità sintagmatiche minime, pur se a distanza (il tipo or-...-dunque); l’attenzione sistematica al disambiguamento degli omografi, raccolti in una tavola complessiva nell’introduzione al volume (pp. cxxxiii-cxliv); la grande impresa della formalizzazione di ogni rima o assonanza, tale da rendere possibile un “omofonario automatico” (in particolare su quest’ultimo punto ricordo il fondamentale d’A. S. Avalle, Programma per un omofonario automatico della poesia italiana delle origini, Firenze, Accademia della Crusca, 1981).

Sul versante testuale invece le singole attestazioni erano destinate a vivere di vita propria, isolate sulle splendide pagine del volume ricciardiano, ciascuna al suo posto nell’ordinamento del canzoniere di appartenenza, senza alcuna possibilità di stabilire un confronto e una reciproca reazione (fatto salvo il confronto preventivo che comunque aveva svolto un qualche ruolo in fase ecdotica: cfr. CLPIO, p. lxxxvi)

Di fronte a questo stato di cose, la redazione riunitasi presso la Crusca ha svolto in questi anni un lavoro fondato essenzialmente su un unico principio di fondo: sul tentativo cioè di costruire in modo capillare e sistematico, grazie alle nuove possibilità informatiche, una metastruttura in grado di formalizzare la realtà testuale del corpus, senza per questo sostituirlesi. E voglio qui ricordare con gratitudine l’entusiasmo – inversamente proporzionale al riconoscimento economico – di questo gruppo, cui hanno collaborato in varia misura Giovanna Balbi, Barbara Degl’Innocenti, Giovanna Frosini, Maria Sofia Lannutti, Linda Pagnotta, Raffaella Pelosini e Fabio Zinelli, mentre per la parte informatica, accanto a Eugenio Picchi, che sta tuttora lavorando ad una versione ad hoc del suo DBT, ha collaborato Elisabetta Marinai.

Sul piano linguistico, questo tentativo si è realizzato con la lemmatizzazione totale del corpus: impresa ragguardevole, che ha visto alla fine le circa 30.000 forme (per 400.000 occorrenze) distribuite sotto circa 5.000 lemmi principali, ad individuare un livello superiore di identificazione delle unità linguistiche che non cancella né compromette il livello originario aderente alla realtà grafica dei codici, ma gli si sovrappone, consentendo ricerche lessicali incomparabilmente più articolate sul piano della langue poetica duecentesca.

Per quanto riguarda il versante ecdotico, si è operato con accorgimenti di natura per lo più ipertestuale, che consentissero di ridurre, sulla pagina virtuale dello schermo, l’incomunicabilità tra le diverse attestazioni di una stessa composizione; non al fine di istituire un programma di collazione, che non era tra le finalità dello strumento-concordanze, bensì impostando la consultazione del lessico poetico in modo ‘dinamico’, vale a dire tenendo conto della percentuale di identità e della percentuale di variabilità tra i testimoni paralleli.

Ho avuto modo di esporre programmaticamente, circa a metà percorso, le linee guida di questo lavoro al convegno che si tenne nel 1996 alla Certosa di Firenze, convegno nel quale si erano poste alcune delle questioni sulle quali torna oggi il nostro seminario (L. Leonardi, Tradizione poetica e dinamica testuale nella lirica italiana del Duecento: funzioni di un ipertesto, in Testi, manoscritti, ipertesti. Compatibilità informatica e letteratura medievale. Atti del Convegno Internazionale, Firenze, Certosa del Galluzzo, 31 maggio - 1 giugno 1996, a cura di L. L., Firenze, SISMEL - Edizioni del Galluzzo, 1998, pp. 33-54). A distanza di quattro anni, posso ora mostrare in parte ciò che siamo effettivamente riusciti a realizzare, e che vedrà la luce una volta terminate le verifiche ancora necessarie, in un CD .

 

Seguendo la schematica e ovviamente artificiale bipartizione fin qui delineata tra piano linguistico e piano ecdotico, funzionale all’esposizione ma di fatto regolata da un’inscindibile legame, inizierò a dar conto del rapporto lemma-forme, inevitabilmente intrecciando le argomentazioni con rilievi di carattere filologico-testuale.

Al livello più semplice, il programma consentirà ovviamente la consultazione delle concordanze per forma grafica: la sovrapposizione della lemmatizzazione non impedirà cioè di interrogare il testo così come edito da Avalle, nella grafia dei diversi manoscritti. Non è il caso di illustrare i procedimenti di interrogazione per questo livello, dato che riproducono standards ormai abbastanza diffusi (in particolare, nel nostro caso si tratta delle funzioni di ricerca del programma DBT nella sua versione-base). Sarà semmai da sottolineare l’importanza di avere a disposizione anche questo tipo di ricerca non mediata per indagini di tipo linguistico sulla scripta degli antichi canzonieri, e quindi anche sulla stratigrafia delle loro fonti. È questo uno dei settori della ricerca ecdotica che più si sono sviluppati negli ultimi anni in ambito romanzo (penso soprattutto alle ricerche di Perugi e Zufferey sulle scriptae dei canzonieri trobadorici), e che invece per la lirica italiana hanno prodotto solo parziali aggiornamenti delle pionieristiche indagini di fine Ottocento (Caix, Sanesi). L’avvio al rinnovamento della ricerca è stato dato in Italia appunto nell’Introduzione al primo volume delle CLPIO, e con l’ausilio delle nostre concordanze è ora stato ripreso sistematicamente, con l’analisi approfondita di ciascuno dei tre grandi canzonieri lirici (mi riferisco ai lavori di P. Larson, G. Frosini e V. Pollidori relativi a V, L e P, in corso di stampa in I canzonieri della lirica italiana delle Origini. Riproduzioni fotografiche, vol. IV. Saggi, a cura di L. Leonardi, Firenze, SISMEL - Edizioni del Galluzzo, in stampa). Per fare un solo esempio, l’interrogazione per forme grafiche permette di avere immediatamente il quadro del raddoppiamento fonosintattico, chiedendo le concordanze delle stringhe che iniziano con doppia consonante (es. <pp*>).

 

A questo livello di ricerca si è aggiunto, come dicevo all’inizio, il livello del corpus lemmatizzato. I criteri che hanno guidato la lemmatizzazione sono piuttosto complessi, anche per la compresenza di testi regionalmente caratterizzati, e non è il caso di illustrarli ora. Basti dire che si è tenuto come punto di riferimento, per l’identificazione dei diversi lemmi, la base etimologica, disambiguando però sempre gli omografi: il risultato della lemmatizzazione non è dunque costituito da vere e proprie voci di vocabolario, seguite da esempi selettivi e rappresentativi, bensì da semplici lemmi di concordanze, cui sono però associate tutte le occorrenze disponibili. Lo sforzo dichiarativo che non di rado si è rivelato necessario ha dato luogo ad una serie di note di parafrasi (o diciamo pure di ‘traduzione’ in italiano moderno: “Quaderno di traduzioni” definiva già Avalle le sue parafrasi ad un manipolo di testi ‘difficili’, nell’Appendice al primo volume delle CLPIO, pp. 839-49), note che sono state associate nel database ai contesti relativi, e che permetteranno all’utente di ricostruire il percorso interpretativo che ha guidato la lemmatizzazione.

Vediamo dunque per sommi capi, per quanto possibile attraverso una relazione necessariamente sintetica, come funzionerà l’interrogazione per lemmi, rinviando al CD-ROM definitivo per una più esauriente descrizione delle funzioni.

Il lancio della ricerca su una stringa, ad esempio suono, porta ad una finestra di passaggio, dove compare il lemma, con la categoria grammaticale e, sulla destra, le forme grafiche e le occorrenze ad esso associate.

Tavola 1  (indice delle tavole)

TAV. 1

Selezionando il lemma, si potrà accedere ai contesti di tutte le forme associate, distribuite in ordine topografico secondo la sigla del manoscritto.


Tavola 2  (indice delle tavole)




Il primo effetto della lemmatizzazione è dunque l’abbattimento totale del rumore di fondo dato dall’estrema variabilità grafica dell’edizione: anche nei casi in cui gli allografi siano numerosissimi, l’utente è sicuro di ottenere tutte le occorrenze del lemma desiderato (si veda ad esempio il caso di senza, che ha nel corpus realizzazioni grafiche inimmaginabili a priori: Tavola 3).

Nel caso in cui il lemma dia luogo a più omografi, la finestra li presenta in successione, disambiguandoli per lo più in base alla categoria grammaticale, ciascuno con le forme e le occorrenze ad esso associate: si veda l’esempio di porto, sostantivo o participio,


Tavola 4  (indice delle tavole)




o quello assai più delicato del pronome personale clitico mi, per cui si sono distinti l’accusativo, il dativo e una terza funzione, definita ‘mediale’.


Tavola 5  (indice delle tavole)




In questi casi è possibile selezionare e interrogare uno solo degli omografi, oppure raggrupparli in un’unica interrogazione.

Tra lemmi diversi sono stati inoltre istituiti vari tipi di legami automatici, assimilabili al concetto di ‘rinvio’ da un lemma all’altro. Così ad esempio per le alterazioni suffissali, che sono sempre richiamate automaticamente dal programma ogni volta che si richieda la base lessicale (si veda il caso del lemma canzone, che dà accesso anche al diminutivo canzonetta: Tavola 6); oppure per i lemmi participio-aggettivo, che sono distinti dal lemma verbale, ma che ad esso automaticamente rinviano (si veda il caso del lemma amato, dove la presenza di un ‘rinvio’ è indicata dal segno grafico “V” (per “vedi”): cliccando sul bottone “vai a” il programma offre il risultato della ricerca sul lemma amare: Tavole 7-8).

Particolare attenzione, nell’individuazione dei lemmi, è stata dedicata ai sintagmi, in linea con l’impostazione originaria delle CLPIO (Introduzione al vol. I, pp. cxliv-clvi, e poi, dello stesso Avalle, Sintagmatica, in “Studi di lessicografia italiana”, xiii [1996], pp. 5-23). In molti casi infatti i sintagmi sono stati individuati già in fase di costituzione del testo, dando luogo a stringhe agglutinate (tipo oraché) o comunque congiunte da trattino (tipo null’-omo), anche – come s’è già ricordato – a distanza (tipo or-...-dunque); questi sintagmi compaiono dunque come lemmi indipendenti, ma è stata predisposta una procedura di rinvio, per cui interrogando ciascuno degli elementi costitutivi del sintagma si avrà l’indicazione di tutti i lemmi sintagmatici coinvolti. Si può vedere come esempio l’interrogazione della stringa ora, che produce dopo i tre omografi del lemma ‘semplice’ tutta la serie dei sintagmi agglutinati di cui ora è una componente.

Tavola 9  (indice delle tavole)



Lo stesso accade per la ricerca sul lemma nullo, che dà luogo ai lemmi omografi e insieme ai lemmi sintagmatici distinti da trattino.


Tavola 10  (indice delle tavole)




Nel corso del lavoro di lemmatizzazione si sono però individuate ulteriori unità sintagmatiche, che hanno dato luogo ad altrettanti lemmi. I criteri seguiti in questa operazione, che non è ora il caso di richiamare in dettaglio, sono stati assai rigidi, onde evitare una proliferazione indebita di lemmi sintagmatici: in sostanza ci si è limitati ai sintagmi congiuntivi e preposizionali, ammettendo solo rare eccezioni di sintagmi avverbiali. Come è ovvio, in questi casi gli elementi compositivi del sintagma sono graficamente disgiunti nel testo, per cui al lemma si sono associate le due o più forme coinvolte nel sintagma: come per i sintagmi agglutinati, la richiesta di una qualsiasi delle componenti dà accesso ai sintagmi relativi. Si vedano due esempi, guisa, e quello più complesso di poi, in entrambi i quali i sintagmi disagglutinati si vanno ad aggiungere ad una prima serie di sintagmi agglutinati già segnalati nel testo.


Tavola 11  GUISA  (indice delle tavole)




Tavola 12  POI  (indice delle tavole)




È ancora allo studio, ma dovrebbe far parte del programma definitivo di consultazione, la possibilità di interrogare anche tutte quelle locuzioni di vario genere (nominali, verbali, avverbiali) che sono state individuate nel corso della lemmatizzazione, ma che non sono rientrate nel novero dei lemmi sintagmatici; un’indicazione sussidiaria, associata ai lemmi semplici, dovrebbe consentire la ricerca anche su queste strutture più labili.

Il sistema di rinvii e sintagmi così sommariamente descritto dà vita dunque ad un insieme di relazioni tra i lemmi, tale per cui la richiesta di una stringa ‘aperta’ produce una lista di lemmi articolata. Si veda ad esempio la finestra che risulta dall’interrogazione per lemmi della stringa <piac*>, dove si succede tutto il paradigma della radice latina PLAC-, coi relativi rinvii e sintagmi.

Tavola 13  (indice delle tavole)



La presenza dei lemmi sintagmatici ha inoltre comportato qualche innovazione anche nella fase di visualizzazione dei contesti. Se infatti nel programma-base DBT in ogni contesto viene evidenziata la forma che si è interrogata, nel nostro caso l’evidenziazione investe tutti gli elementi del sintagma (rimangono valide per il resto tutte le opzioni di DBT, come la possibilità di restringere i contesti a un solo testo o gruppo di testi, o alle occorrenze solo in rima, ecc.). Si prenda come esempio un sintagma disagglutinato tra quelli che prevedono una dislocazione anche molto distanziata dei due elementi componenti, e cioè il nesso congiuntivo sì che, e se ne veda l’evidenziazione all’interno di contesti anche di notevole larghezza.

Tavola 14  (indice delle tavole)



La stessa procedura si è attivata nella visualizzazione dei contesti dei lemmi participiali, che contengono tanto le occorrenze con valore effettivamente verbale tanto quelle con funzioni più spiccatamente attributive. La distinzione delle due funzioni, notoriamente disperata, non incide sul lemma, che è unico, ma è comunque affidata all’evidenziazione dell’ausiliare nelle forme perifrastiche (nella Tavola 15 l’esempio dei contesti del lemma amato).

È proprio sulla visualizzazione dei contesti che abbiamo inoltre lavorato per aprire quelle nuove prospettive sul piano più propriamente filologico che avevo annunciato all’inizio. Ma prima di mostrarne qualche esempio, facciamo un passo indietro, e partiamo dalla visualizzazione dei testi interi. Apposite finestre di servizio guidano l’accesso ai singoli autori e/o testi, e portano alla lettura del singolo componimento; da questa finestra, cliccando ed evidenziando ciascun verso, si può visualizzare in una colonna a destra la lemmatizzazione sommaria di ogni forma grafica di quel verso, in modo da poter ricostruire l’interpretazione adottata dal lemmatizzatore (si veda per es. il v. 8 della canzone iniziale del ms. Vaticano, la celebre Madonna, dir vo voglio del Notaio: Tavola 16).

Ma oltre a ciò, la fluidità del mezzo ipertestuale consente non solo l’immediata consultazione delle singole liriche, ma anche la contestualizzazione in parallelo delle diverse attestazioni di una stessa lirica. Le finestre iniziali di servizio segnalano infatti i casi nei quali il testo abbia nel corpus più d’una attestazione, e dànno accesso ad una visualizzazione contestuale dei diversi manoscritti (si veda ancora il caso di Madonna, dir vo voglio, rispettivamente nei tre canzonieri, V 1, P 37 e L 55, e nei Memoriali bolognesi, B 32: Tavola 17).

Su questa linea, si è valutata la possibilità di applicare procedure di collazione automatica, ma l’ipotesi è stata presto accantonata, e non solo perché fuorviante nell’ottica iniziale delle concordanze: anche – anzi, soprattutto – perché in una tradizione così dinamica la collazione è atto delicatissimo, e il rumore di fondo sarebbe stato comunque eccessivo. Si è invece puntato in un’altra direzione, nel tentativo di riprodurre la dinamicità testuale nella fase di consultazione dei singoli lemmi, prevedendo cioè quelle che possiamo definire appunto concordanze dinamiche: in sede di visualizzazione dei contesti di un lemma, il programma legge i testi lemmatizzati in parallelo, e dà conto di equivalenze e di varianti.

La segnalazione delle equivalenze (ovvero dei luoghi in cui più attestazioni dello stesso componimento non presentano varianti) è indispensabile per una corretta valutazione delle frequenze da attribuire a ciascun lemma. In assenza di un filtro che verifichi tali equivalenze si resterebbe infatti sempre nell’incertezza circa l’effettiva misura del rango di un lemma, che potrebbe essere falsata dalla moltiplicazione delle frequenze nei testi paralleli. La soluzione appare, abbiamo detto, a livello di visualizzazione dei contesti, dove è possibile passare dalla finestra iniziale, nella quale i contesti sono elencati in ordine topografico, manoscritto per manoscritto, e in ordine alfabetico di sigla di manoscritto, ad una seconda finestra, che chiameremo dinamica, nella quale gli stessi contesti sono riordinati tenendo conto dei ‘parallelismi’. Si prenda come esempio uno dei casi più semplici, i 3 contesti del lemma sintagmatico nulla fiata.


Tavola 18  (indice delle tavole)




Nella prima finestra appaiono come contesti indipendenti l’uno dall’altro, mentre nella seconda la freccia obliqua (æ) nel margine sinistro del primo contesto indica che i contesti immediatamente seguenti, indicati col segno +, non sono che altre attestazioni del medesimo componimento: le tre frequenze sono ridotte ad una, e il sintagma risulta un hapax all’interno del corpus. Per un caso in tutto analogo, solo meno limitato, si veda la finestra dei contesti ‘dinamici’ del lemma ciascunora, dove le prime quattro occorrenze sono ridotte a due, ciascuna con duplice attestazione.


Tavola 19  (indice delle tavole)




Ma ancor più interessante è la segnalazione delle varianti. Il programma infatti è in grado di segnalare le occorrenze per le quali esistono testimonianze parallele che presentano varianti sostanziali, a livello di lemma, quindi superando l’estrema molteplicità delle variazioni grafico-formali (di per sé immediatamente riconoscibili per via automatica). Si prenda ancora un lemma sintagmatico, talefiata.


Tavola 20  (indice delle tavole)




Si noterà che nella finestra dei contesti ‘dinamici’, oltre agli indicatori già noti, a fianco di alcune occorrenze compare in rosso la sigla var: si tratta di testi con attestazioni parallele, che non compaiono però tra i contesti del lemma richiesto, in quanto latori di una variante. Cliccando sul contesto, il programma non solo consente di accedere al testo integrale, come normalmente accade in DBT, ma segnala la presenza di varianti, e consente di visualizzare anche il testo parallelo, ad esempio dell’occorrenza n. 7, relativa al sonetto V 388 Ogn’omo c’ama dé amare lo suo onore, che in L 410 è attribuito al Notaio: la possibilità di verifica è immediata, e rivela in L la variante sinonimica ala fiata.


Tavola 21  (indice delle tavole)




Volendo visualizzare un altro esempio, si ripeta la stessa procedura per il lemma certamente, per il quale si avranno molteplici casi di varianti.


Tavola 22  (indice delle tavole)




Accedendo ai contesti paralleli del primo caso, il sonetto V 328 Qual omo altrui riprende spessamente, dell’Abate di Tivoli nella celebre tenzone col Notaio, si rileva nell’attestazione dei Memoriali bolognesi la variante, anche qui sinonimica, vera[ce]mente.


Tavola 23  (indice delle tavole)




Tra i risultati più significativi di questa collazione virtuale c’è dunque la possibilità di dare spessore al nostro lemmario, dove per ogni voce potranno essere indicati i corrispondenti nella varia lectio coeva (spesso notoriamente prodotti per equivalenza sinonimica), e avere così un quadro dei meccanismi di innovazione messi in atto dai primi copisti della lirica italiana.

Sul piano strettamente ecdotico, non si è nemmeno pensato di poter qui sovrapporre un testo ricostruito, che fungesse da ‘macrolemma testuale’ rispetto al livello delle forme testuali date dalle diverse testimonianze manoscritte (come invece avviene nel citato Nouveau recueil complet des fabliaux). Ma indubbiamente la relazione dinamica istituita fra i testi in parallelo consentirà di condurre indagini di recensio mirata e su larga scala, quali ancora se ne richiedono per la tradizione duecentesca: dalla questione, recentemente risollevata, dell’esistenza di un archetipo toscanizzato al vertice della tradizione dei poeti siciliani, fino al problema dello stemma di Guittone, questione scarsamente vexata ma non meno decisiva per l’ancora futura edizione critica.

 

Nella loro fisionomia definitiva, le CLPIO produrranno dunque in primo luogo risultati sicuri, aggiungendo all’edizione integrale del corpus il regesto completo del lessico poetico duecentesco. Ma oltre a questo, si proporranno anche come strumento di ricerca abbastanza versatile, se si tiene conto dei condizionamenti inevitabilmente posti dalla durata pluridecennale del lavoro in un’epoca di aggiornamenti informatici a dir molto semestrali. Anzi, se non m’illudo, l’applicazione delle nuove possibilità tecniche ha consentito di valorizzare appieno le potenzialità del corpus così come fu pensato negli anni ’70, recuperando quella dimensione comparativa e dinamica cui si era dovuto rinunciare sulla carta stampata, ma che può far valere tutta la sua efficacia, sia sul piano linguistico sia sul piano ecdotico, proprio grazie alle scelte compiute allora, che consentono di operare su dati per quanto possibile prossimi alla realtà dei manoscritti.



Indice delle tavole

Tavola 1  SUONO

Tavola 2  SUONO (contesti)

Tavola 3  SENZA

Tavola 4  PORTO

Tavola 5  MI

Tavola 6  CANZONE e CANZONETTA

Tavola 7  AMATO

Tavola 8  AMARE

Tavola 9  ORA

Tavola 10  NULLO

Tavola 11  GUISA

Tavola 12  POI

Tavola 13  PIACENTE

Tavola 14  SÌ CHE

Tavola 15  AMATO (contesti)

Tavola 16  Madonna, dir vo voglio, v. 8

Tavola 17  Madonna, dir vo voglio, visualizzazione contestuale dei vv. 1-11 (V 1, P 37, L 55, B 32)

Tavola 18  NULLA FIATA (contesti 'dinamici')

Tavola 19  CIASCUNORA (contesti 'dinamici')

Tavola 20  TALEFIATA (segnalazione delle varianti)

Tavola 21  Ogn’omo c’ama dé amare lo suo onore, visualizzazione delle varianti (V 388, L 410)

Tavola 22  CERTAMENTE (segnalazione delle varianti)

Tavola 23  Qual omo altrui riprende spessamente, visualizzazione delle varianti (V 328, B 68)



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